Cenacolo Beato Tommaso Maria Fusco

Casa nativa del Beato Tommaso dove nacque e morì (1831-1891)

Cenacolo Beato Tommaso Maria Fusco

La cappella , che occupa alcune stanze della casa dove nacque e visse Don    Tommaso M. Fusco (1831-1891), fondatore delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, è una testimonianza del legame indissolubile tra il Mistero pasquale e la sua esistenza di ministro nella Chiesa di Dio.
Postosi radicalmente alla sequela di Gesù buon Pastore, egli accettò di bere fino in fondo il calice della Sua Passione, assumendo su di sé il peso dell’accusa ingiusta, della calunnia e dell’infamia. Pur nella sofferenza visse, in fedeltà al sacerdozio di Cristo, il cammino di totale conformazione cristiana che lo rese idoneo a sopportare il peso della Croce in piena innocenza e mansuetudine (cf Eb 2,17-18).

La cappella, spazio liturgico per la celebrazione del Mistero pasquale, è la testimonianza della logica evangelica ed eucaristica: accettare la condanna ingiusta, pur innocente, come partecipazione alla Croce di Cristo affinché altri abbiano la vita.
Entrando in questo luogo di preghiera il credente è accolto con dolcezza dalla Vergine Madre, un altorilievo di legno, inquadrato da uno sfondo in alabastro su cornice lignea, e, dalla Madre di Dio Maria, è indirizzato, con un cenno discreto ma preciso, verso l’altare, centro essenziale dello spazio liturgico.

Il programma iconografico della cappella, costruito sulla lettura-meditazione-preghiera e contemplazione della lettera agli Ebrei, ha il suo punto focale nell’altare. Qui, nel rendimento di grazie, nella lode e nel memoriale si celebra il Mistero della Passione, morte e risurrezione del Figlio di Dio costituito dal Padre sacerdote misericordioso e fedele (cf Eb 3-5).

L’altare, in alabastro e legno, è simbolicamente il luogo del compimento del sacerdozio di Cristo. Egli è la vittima, il sacerdote e l’altare dell’Alleanza nuova e definitiva, stipulata nel suo sangue sparso per noi sulla Croce (cf Eb 10,1-8).
Le formelle della base su cui è posta la mensa, narrano tipologicamente del sacerdozio di Cristo Gesù: di fronte all’assemblea che celebra sta l’Agnello immolato e glorioso, ritto e in movimento ascendente verso un fiume di grazia (cf Eb 2,9ss e 8,1ss). Cristo venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta ,non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna (Eb 9,11-12).
Corrispondente all’Agnello, sul lato opposto, il sommo sacerdote Melchisedek offre pane e vino, figura veterotestamentaria della benedizione che trova il suo compimento nell’Eucaristia (cf Eb 7,1ss).

Sulla formella del lato sinistro, rispetto all’assemblea, vi è raffigurato Mosè che asperge di sangue il popolo eletto stipulando con Dio un’alleanza, ombra anch’essa dell’Alleanza definitiva compiutasi nello spargimento di sangue del Figlio Gesù sulla Croce. Ed è proprio al fianco squarciato di Cristo, dal quale sgorga sangue ed acqua, che Tommaso, l’apostolo incredulo, si abbevera. Egli è così figura di tutta la comunità credente che in questa Bevanda inebriante ottiene la salvezza: il lato destro narra di questo mistero (cf Gv 19,31-37).
La mensa dell’altare, tendente al quadrato, con una forte simbologia cosmica, anch’essa in legno e alabastro bicolore, visualizza il fiume di grazia che scaturisce da questo luogo santo per eccellenza: un fiume che si ingrossa lungo il suo corso e inonda in modo inarrestabile tutta l’assemblea liturgica.

L’ambone, luogo dell’annuncio della resurrezione del Signore descrive l’efficacia della Parola di Dio: infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto (Eb 4,12-13).
Una fiamma, come roveto ardente che brucia e non si consuma seconda la narrazione di Es 3, illustra la forza impareggiabile e tremenda di questa Parola (cf Eb 12, 19-29) che giudica e salva dal trono dell’Altissimo: la Croce gloriosa del Figlio suo risorto.
Perciò, poiché noi riceviamo in eredità un regno incrollabile, conserviamo questa grazia e per suo mezzo rendiamo un culto gradito a Dio, con riverenza e timore; perché il nostro Dio è un fuoco divoratore (Eb 12,29).

Il veggente di Patmos l’apostolo Giovanni, autore dell’Apocalisse testimonia: Mi mostrò un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello in mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono per guarire le nazioni (Ap 22,1-2).
Questa visione si trova descritta in immagini per il credente che celebra e prega in questa cappella: il fiume di grazia che scaturisce dalla mensa dell’altare si diffonde in un moto perpetuo sul pavimento della cappella stessa, dando origine, a partire dall’ambone e avvolgendo l’altare, ad un albero della vita sempreverde e fruttifero.
E’ ancora il moto ondoso dell’acqua viva che abbraccia la comunità riunita in preghiera attraverso i colori e le linee delle piccole vetrate alle due finestre della cappella.

        Circolarmente coinvolge anche la Madre di Dio, Vergine accogliente che abbiamo incontrato entrando, e che si mostra qual è realmente icona della Chiesa orante, maestra di vita nell’esortazione nuziale: Fate quello che Egli, il mio Figlio, vi dirà (cf Gv 2,5).

        Il tabernacolo a muro, che custodisce la presenza del SS.mo Sacramento come riserva eucaristica, è in alabastro e metallo. Sulla porticina sta l’antico simbolo del monogramma di Cristo (Chirò); tutt’intorno si sviluppa armonioso l’albero della vita con i suoi germogli perenni.


Anche la croce, in alabastro bicolore e legno, su cui è assiso il Signore crocifisso, mostra allo sguardo orante la consegna incondizionata del Figlio Gesù nelle mani dell’umanità omicida, in obbedienza al Padre e per amore, solo per amore, di noi suoi fratelli. Essa è l’albero della vita, quella vera che dà la salvezza al mondo.
La cappella nel suo insieme diffonde un candore luminoso per l’abbondante uso dell’alabastro, pietra che nelle sue varie tonalità dal bianco all’ocra, impreziosisce l’aula liturgica rivestendo di bianchezza coloro che sostano in preghiera.
In questo luogo che più di ogni altro, nella casa natale di Don Tommaso M. Fusco, custodisce il segreto della sua passione, conforme al sacrificio di Cristo Gesù, il candore della purezza e della semplicità testimoniano la forza vittoriosa della fedeltà a Dio e al suo patto di Alleanza.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Commenta l'articolo