“Ho scoperto che imparare qualcosa, non importa quanto sia difficile, non richiede alcuno sforzo se ho un motivo per conoscerla. ”

HOMER HADLEY HICKAM JR.

Venire al Museo di Sant’Alfonso significa imparare tantissime cose che ti rimangono nel cuore e principalmente nell’anima e questo è un motivo in più per conoscerlo e imparare da S.Alfonso.

Il museo è situato al primo piano della Casa religiosa dei Redentoristi, con due soli piccoli ambienti al secondo piano, raccoglie i ricordi del Santo negli stessi ambienti da lui frequentati. Nel primo vano sono esposti indumenti personali, paramenti sacri e ceramica da mensa a lui appartenuti; lo stendardo con lo stemma del nobile casato de Liguori ed infine il isegno della sfera armillare rappresentante il movimento dei corpi celesti secondo il sistema tolemaico che il Santo, uomo di straordinaria cultura e personalità, attento alla formazione non solo spirituale ma anche culturale dei futuri sacerdoti, eseguì ed esplicò con didascalie manoscritte per i suoi studenti di Deliceto nel 1746. Segue la Cappella dell’Addolorata con il soffitto dipinto nel 1752 e l’altare settecentesco in marmi policromi su cui spicca la piccola statua dell’Addolorata, anch’essa del secolo XVIII, vestita di un prezioso abito ricamato in oro. Nelle bacheche sono custodite vesti liturgiche, abiti e simboli episcopali appartenuti a Sant’Alfonso, timbri e sigillo per atti ufficiali.

Proseguendo si incontra l’austera celletta abitata dal Santo fino al 1762, anno della sua nomina a vescovo di Sant’Agata dei Goti; vi sono esposti gli strumenti di penitenza, il grembiule, il mantello e le scarpe. Qui il Santo elaborò la sua celebre Theologia Moralis che gli valse il titolo di dottore della Chiesa e qui nel 1754 ricevette per un delicato colloquio privato il giovane redentorista Gerardo Majella, oggi santo tra i più conosciuti e venerati, colpito da un infamante calunnia. Le sale successive, con il soffitto dipinto in stile rococò, costituiscono una preziosa testimonianza della poliedrica personalità di S. Alfonso dalla brillante adolescenza fino alla veneranda età e delle tendenze artistiche e dei gusti raffinati della Napoli settecentesca. Di particolare interesse  il dipinto della Madonna con il capo coronato da dodici stelle, che la tradizione attribuisce alla fruttuosa collaborazione del Santo, con l’artista de Maio, allievo del celebre pittore napoletano Francesco Solimena; inoltre il clavicembalo su cui S. Alfonso compose numerose canzoncine spirituali, tra cui Tu scendi dalle stelle, il più celebre canto natalizio della cristianità occidentale. Sono esposti anche scritti autografi, edizioni settecentesche di alcune delle sue opere di carattere teologico e ascetico più importanti ed infine le ultime testimonianze della sua vita lunga e laboriosa, quando curvo e deforme per una grave forma di artrite, i cui segni devastanti si possono cogliere nei lineamenti sofferenti del suo ritratto in età avanzata, dapprima cominciò a sorreggersi con l’aiuto del bastone, infine fu costretto all’immobilità sulla sedia a due ruote. Ultima testimonianza è la maschera di cera, che riproduce il calco del suo volto nel momento in cui spirò. Al piano superiore, una stanzetta e una cappellina privata annessa, pavimentate in rude calcestruzzo e con l’originario soffitto dipinto, costituiscono gli ambienti spogli abitati dal Santo dal 1775 fino alla morte: l’umile giaciglio, il piccolo scrittoio con una lucerna, un pezzo di marmo per alleviare gli attacchi di emicrania, la tromba acustica adoperata quando l’udito con gli anni si era ormai indebolito e la tabacchiera così com’era al momento della morte (1° agosto 1787), seguendo la testimonianza lasciata dal padre redentorista Antonio Tannoja, contemporaneo del Santo ed anche il suo primo e più attendibile biografo. Nella cappellina privata l’altare ligneo arredato con candelabri e palmette dorate; ai piedi l’inginocchiatoio e la poltrona sulla quale il Santo, quando fu costretto dalla malattia all’immobilità, poteva partecipare alle funzioni religiose.